La chiesa monastica di San Tommaso Becket è il frutto di una ricostruzione degli anni a cavallo tra XII e XIII sec. voluta dal nobile Riccardo Trogisio, su probabile una preesistenza pagana testimoniata dal rinvenimento, nei dintorni, di una stipe votiva con bronzetti di Ercole e da un pozzo di acqua sorgiva oggi inglobato nella piccola cripta della chiesa (il dio era il protettore dei pastori, delle strade e delle sorgenti). Il culto dell’arcivescovo di Canterbury, trucidato sull’altare della cattedrale inglese dagli sgherri di Enrico II il 29 dicembre 1170, si era diffuso rapidamente in Europa dopo la canonizzazione, avvenuta a soli tre anni dal barbaro assassinio, tanto che già l’abate Leonate di San Clemente a Casauria, intorno al 1180, dedicava l’oratorio costruito sopra il portico della celebre abbazia all’arcangelo Michele, alla Santa Croce ea san Tommaso martire. L’altro nome con cui la chiesa è anche nota, San Tommaso di Paterno, potrebbe confermare l’ipotesi di un iniziale legame con l’abbazia di Casauria (Paterno, infatti, era feudo casauriense), cui rimanda anche la decorazione del portale principale e di quelli laterali, tutti lavori influenzati dall’arte del grande cenobio benedettino. Dopo varie vicissitudini, chiesa e monastero di San Tommaso passarono dalle mani degli Agostiniani a quelle dei Celestini. Danneggiato severamente dal terremoto del 1706, del complesso monastico resta oggi la sola chiesa, restaurata e riportata allo stile romanico nel Novecento. La facciata è tripartita ed è caratterizzata da tre portali ad arco a tutto sesto sui quali, in asse, si trovano un rosone e due monofore; il portale centrale presenta l’architrave riccamente decorato ad altorilievo con le figure del Cristo benedicente affiancato ai due lati dagli Apostoli, mentre su quello di destra si trova la data di realizzazione, il 1202. Sempre sulle murature esterne si trovano due diversi rilievi scultorei raffiguranti il Santo titolare. L’interno a tre navate, con unica abside posta a chiudere quella centrale, conserva sui pilastri quadrangolari interessanti affreschi duecenteschi, tra cui un San Cristoforo, che trovano nessi con gli affreschi coevi di Bominaco e Fossa. Singolare l’esile pilastro della fila di destra, forse un elemento di reimpiego del tempio pagano (oggi protetto da un cristallo), molto assottigliato nella parte inferiore a causa dello sfregamento rituale operato dai fedeli nel corso dei secoli. Sotto il presbiterio si trova l’angusta cripta, con al centro il pozzo sacro.