Abbazia di San Pietro ad Oratorium – Capestrano

L’iscrizione che si legge sull’architrave del portale, A REGE DESIDERIO FVNDATA – MILLENO CENTENO RENOVATA (fondata dal re longobardo Desiderio, rinnovata nel 1100) vorrebbe far risalire la fondazione del monastero benedettino al volere del re longobardo Desiderio, ma in realtà l’edificazione del complesso è ancora precedente, essendo compreso tra le pertinenze di San Vincenzo al Volturno già in un documento del 752, mentre Desiderio fu re a partire dal 756: evidentemente il lapicida volle attribuire all’edificio una maggiore nobiltà, legandone la fondazione alla volontà di un re. Comunque sia la chiesa, che sorge in splendida solitudine sulla sponda sinistra del fiume Tirino, venne ricostruita nel XII secolo; la struttura è quella classica a tre navate con tre absidi, ma nulla rimane degli annessi monastici, che si sviluppavano sul lato destro. Il modello ispiratore per la riedificazione di San Pietro ad Oratorium fu la chiesa monastica di San Liberatore a Maiella e l’opera di rinnovamento, datata con precisione sul portale al 1100, è confermata dalla decorazione a palmette dell’archivolto del portale, motivo introdotto per la prima volta in Abruzzo proprio a San Liberatore a Maiella, dove era stato utilizzato appena qualche decennio prima (1070 circa). Il portale di San Pietro però, oltre alla suddetta decorazione del XII secolo, mostra i segni di un secondo intervento, consistente nella sostituzione degli stipiti originali con due nuovi stipiti riccamente lavorati e la collocazione di due figure ai lati del portale, raffiguranti san Vincenzo diacono e il profeta David, che venne attuato da scultori giunti dal cantiere di San Clemente a Casauria dopo il 1180. Assolutamente singolare la presenza, nei dello spigolo sinistro della facciata, di un concio di pietra erratico, montato al contrario, su cui è riportato il “quadrato magico” del SATOR, le cinque famose parole che costituiscono uno dei più celebri e misteriosi palindromi della storia. L’interno, scandito in tre navate suddivise da arcate poggianti su semplici pilastri, custodisce sull’arco di fondo e nel catino absidale della navata centrale un ciclo di affreschi bizantineggianti che sono tra i più antichi della regione (XII sec.) e un prezioso ciborio duecentesco a sovrastare l’altare. Al di sopra del grande arco che individua la chiusura absidale è rappresentata una Majestas Domini col Cristo tra angeli ed evangelisti con, sul bordo dell’arco, i 24 seniori dell’Apocalisse. Nel catino absidale si riconoscono invece le figure dei santi Pietro e Paolo, ma qui gli affreschi presentano grosse lacune; in basso vi sono sei santi benedettini racchiusi in nicchie dipinte ai due lati della monofora absidale. I personaggi raffigurati sono ancora fissi nella staticità della pittura bizantina e sono dipinti con un singolare cromatismo la cui banda oscilla dal rosso al marrone alle terre di Siena, con bianco e rare pennellate di verde.Davanti agli affreschi si stacca il prezioso ciborio duecentesco, impreziosito (caso unico in Abruzzo), agli incroci degli archetti ogivali dall’inserimento di formelle di maiolica di colore verde e turchese.