Abbazia di San Giovanni in Venere – Fossacesia

L’abbazia di S. Giovanni in Venere sorge isolata su di un promontorio dal quale si domina un lungo tratto di costa adriatica. L’attributo “in Venere” potrebbe derivare dalla presenza nell’area di un antico tempio romano dedicato alla divinità, di cui però non restano tracce evidenti. Recenti scavi archeologici nei dintorni del monumento tuttavia hanno restituito tombe e materiali che vanno dal V secolo aC al VI-VII dC, testimonianza di una lunga frequentazione umana dell’area. Tra IX e X secolo è attestata la presenza di una semplice cella monastica, mentre la fondazione dell’abbazia vera e propria si deve al volere del conte teatino Trasmondo II, a partire dall’anno 1004. L’aspetto definitivo, influenzato dallo stile borgognone, è il risultato delle trasformazioni apportate a partire dal 1165 dall’abate Oderisio II e di quelle successive del 1225/1230, volute dall’abate Rainaldo. Costruita con blocchi di arenaria rossiccia, presenta la classica impostazione delle solide architetture benedettine a tre navate, in cui però non mancano motivi di sorpresa (si notino, ad esempio, gli archi che scandiscono l’interno, a tutto sesto sul lato destro ea sesto acuto sul lato sinistro). Assolutamente degno di nota è il portale principale, affiancato ai due lati da altorilievi marmorei risalenti all’epoca dell’abate Oderisio, magistralmente scolpiti con le storie di San Giovanni Battista; la lunetta soprastante, riferibile all’epoca dell’abate Rainaldo insieme all’archivolto, mostra invece il Cristo in trono tra la Madonna e san Giovanni Battista, mentre ai loro piedi vi era un’altra scena, purtroppo mutila, con san Benedetto nella grotta, tra san Romano e un’altra figura. Murati alla sinistra del portale vi sono parti del sepolcro di Oderisio, con relativo epitaffio. Pregevole la lavorazione delle absidi, con inserti di laterizi che formano dei piccoli tondi a decorazione geometrica bicroma, posti tra una teoria di archetti ciechi e una soprastante fascia lavorata a losanghe. Sotto il presbiterio sopraelevato si trova la cripta, scandita in campate di volte a crociera rette da colonnine di spoglio; Nei catini absidali sono affreschi interessanti duecenteschi, tra cui quello col Cristo tra san Michele Arcangelo e san Nicola di Bari (già menzione nell’Approfondimento dedicato all’Arcangelo), e l’altro col Cristo assiso su un trono cosmatesco tra i due Giovanni, il Battista e l’Evangelista, ei santi Pietro e Paolo. Nella lunetta del portale laterale destro si vede un San Michele Arcangelo a rilievo, mentre un terzo portale, ricomposto nel 1204 utilizzando negli stipiti e nella lunetta elementi scultorei del X secolo, immette nel verdeggiante chiostro a trifore che si sviluppa su tre lati, frutto di una ricostruzione del ‘900. Nel monastero vive una piccola comunità di padri Passionisti.